Lettera da Aleppo N°24 (9 dicembre 2015)
Questa mattina, fa freddo ad Aleppo, un freddo quasi glaciale e noi non possiamo riscaldarci per mancanza di gasolio e per di più siamo senza elettricità da più di 50 giorni. Meno male che l'acqua, rigidamente razionata, è ritornata dopo un taglio di parecchie settimane e l'unica strada che collega la città al resto del mondo è stata riaperta dopo un blocco di 13 giorni.
Nel pomeriggio di ieri A.H. un bambino di 9 anni è venuto da noi. Ha impiegato più di un'ora per arrivare. È il decimo di una famiglia di 12 bambini. Voleva del pane. Sua mamma l'ha mandato perché sapeva che glielo avremmo dato. Non smetteva di ripetere: “Spero di non rimanere deluso”. E non lo sarà. Ritornerà a casa contento. Come lui, molti bambini vivono in una situazione precaria: freddo, fame, malattie, insicurezza…
Il 20 novembre, il mondo intero ha celebrato la giornata dei diritti del bambino. I bambini di Aleppo, come molti bambini del mondo, subiscono le atrocità della guerra nel momento in cui i grandi di questo mondo cercano i loro interessi. Che cosa dire? Che cosa fare? Come sostenere tanti e tanti bambini che vivono nella miseria? Come fare per portare a questi bambini un appoggio psichico, umano e spirituale per permettere loro di vivere serenamente la loro infanzia?
Abbiamo scelto di assicurare loro un'educazione di qualità, un'educazione secondo la migliore tradizione marista, un'educazione che, secondo il desiderio del nostro fondatore san Marcellino Champagnat, fa del bambino “Un buon cristiano ed un onesto cittadino".
Mentre parlo con una giovane volontaria molto attiva mi lancia una domanda: "Perché sto perdendo i migliori anni della mia vita? Perché non sono come tutti i giovani del mondo? Perché non ho il diritto di vivere in pienezza la mia gioventù? Questa è la volontà di Dio? Perché non risponde alle nostre preghiere ed alle nostre suppliche? Malgrado tutta la nostra fiducia in lui, non vediamo la fine di questo tunnel…".
